Tempo fa leggevo un post di Jeff, KE9V nel quale esprimeva la sua soddisfazione nel notare che ICOM america aveva iniziato a dare la giusta importanza ad un bacino di utenza solitamente sottovalutato: i pensionati.
Questo post mi ha fatto molto riflettere sia sulla situazione molto differente che esiste tra Stati Uniti e Italia in fatto di avvicinamento all’attività radioamatoriale, sia sul fatto che anche in Italia esiste un bacino potenzialmente enorme di persone che hanno terminato l’attività lavorativa e che si dedicherebbero volentieri ad un hobby che stimoli la loro mente e non li costringa a narcotizzarsi di televisione e noia.
In Italia, almeno per quanto conosco io, non esiste un attività capillare di diffusione della conoscenza del nostro servizio: quasi sempre, quando parlo di radioamatori a miei coetanei (fra i 20 e i 30 anni), mi accorgo di parlare a persone che non hanno neppure lontanamente idea di cosa sia un radioamatore tanto è vero che spesso mi trovo a spiegare da zero le caratteristiche della nostra attività.
Le associazioni sembrano non avere interesse o sufficiente forza per diffondere questo tipo di conoscenza e i radioamatori tendono a diventare una sorta di società segreta con propri codici destinata a scomparire o a ridursi drammaticamente.
Penso ad eventi come il Field Day o come lo JOTA
ottime occasioni di incontro all’aria aperta, quale evento migliore per fare avvicinare i giovani, i bambini, le nostre famiglie alla nostra attività? Eppure in Italia non mi pare esista nulla del genere o, se esiste, è talmente poco publicizzato da ridursi ad un evento locale senza alcuna rilevanza a livello nazionale o internazionale.
Non so se questo sia dovuto al fatto che i radioamatori volenterosi, con tempo a disposizione e abili nel divulgare la propria passione sono pochi (in verità non lo credo), ma penso che, se fosse questo il problema, si potrebbero risolvere due punti in una sola volta stimolando le persone di una certa età a diventare radioamatori: essi di sicuro sarebbero contenti di imparare qualcosa di nuovo e di rimando potrebbero essere preziosi per l’organizzazione di eventi radioamatoriali collettivi che avvicinerebbero molti giovani al nostro hobby.
Smettiamola quindi di pensare che i giovani siano solo attratti da internet e videogiochi o che gli anziani debbano dedicarsi esclusivamente a “guardare gli scavi”: stiamo parlando delle due fondamentali risorse che abbiamo a disposizione per diffondere e fare crescere il nostro bel hobby.
73,
IZ1KSW
P.S. In questo articolo ho definito “anziani” le persone in pensione, spero di non essere frainteso vista la connotazione negativa che la parola anziano spesso assume. Personalmente la considero tutt’altro che negativa e riconosco il grande valore che queste persone hanno.
Tag: anziani, ari, arrl, cw, field day, giovani, ham, jota, radio, radioamatore
English Version
3 Maggio 2008 alle 16:17 pm
Acc.. Gabriele!
Ma sai che abbiamo un SACCO di punti di vista comuni???
La mia risposta a questo post la trovi sul mio Blog nel post di oggi (Piu che giusta! (la riflessione))
Ci vediamo!
Alb iz0cez
15 Maggio 2008 alle 8:51 am
[...] all’ora di andare a letto che neppure me ne sono accorto. E’ proprio vero, come dicevo in un vecchio post, che i radioamatori debbano essere solo ragazzini o anziani che normalmente hanno molto tempo [...]